sorge alle pendici del monte San Calogero su uno sperone roccioso, a m 521 dal livello del mare.La sua origine è antichissima,ma le prime notizie storiche certe risalgono al periodo normanno.E' dominata dal turrito Castello di cui nei secoli vi succedettero varie signorie.E' ricca di chiese(32) e conventi dove si trovano le opere di
Borremans,Gagini,Stomer,Wobreck e di altri artisti siciliani.Il tutto in un contesto tra i più suggestivi della SICILIA.
Quest'anno si festeggia il 250° anniversario della proclamazione di
Beato del concittadino Giovanni Liccio, avvenuta nel 1753.
I festeggiamenti cominciando il 13 ed il 14 Novembre 2002, ossia nel giorno della sua morte, si protrarranno sino alla grande
festa conclusiva indetta per l'ultima Domenica di Maggio 2003.
La citta' di Caccamo si erge su un declivio di una ridente collina a circa 521m sul livello del mare.La citta' ergendosi maestosa accoglie il visitatore con la grande mole dello storico castello, con le sue torri
orlate, e da un costone di roccia, segno di una civilta' antica ma tuttora in fermento.
La storia di Caccamo e' assai lontano, e si perde nei secoli che furono.Secondo alcuni studiosi, le origini della cittadina <Cucumo> risalgono ai Greci.Come testimoniato dall'esistenza di cenobi bizantini e di
comunita' greche come quella di San Giovanni Li Greci, ora una frazione del comune di Caccamo.C'e' chi affermo, come lo storico Inveges che Caccamo sia la la "Cartagine di Sicilia".
La prima notizia storicamente certa su Caccamo risalirebbe al 1093.In cui in un documento dell'epoca, si parlavadelle localita' di Caccamo e di Brucato, appartenenti al vescovado di Agrigento.Nel 1094 in un documento si
legge che "Goffredo de Sagej dono' tre villani(servi ecclesiastici) a Caccamo con il consenso diAdelsia, sua moglie".
Dal 1160 Caccamo passa sotto le dominazioni dei Bonello, Cicala e dopo la morte di quest'ultimo passa all'Arcivescovo di Palermo.E continuo' poi la dominazione dei Lavardino e dei Chiaramonte.
Ma sono quest'ultimi a far splendere Caccamo, arricchendole di varie opere artistiche ed architettoniche.
Le
origini e gli aspetti storico-civile,
economico e religioso
La città ha origini antiche, anche se queste non sono state
chiarite con la certezza assoluta. Il nome, che è derivato 'da caccabe '[ cavallo-teste ], può essere dato dai cartaginesi che
hanno preso rifugio qui, dopo la loro sconfitta a Himera in 480 D.C. Gli Arabi
hanno promosso un relativo sviluppo nel IX secolo ed i normanni hanno costruito
il castello che ha reso il centro abitato uno dei centri strategici principali della Sicilia.
Successivamente si è trasformato in un feudo della famiglia Chiaramonte [ 14° Secolo ], dei Cabrera [ 1420-1480 ], degli Henriquez [ 17C ], e dei
Despuches.
Più in dettaglio:
Gli studiosi che hanno cercato
di ricostruire le primissime fasi della vita della città ed i misteri che
avvolgono le origini della storia di Caccamo sono stati diversi, e mai nessuno è
riuscito a dare una risposta certa ed univoca.
L’interpretazione dell’etimo toponomastico ha presentato grandi difficoltà. Il
termine Caccamo potrebbe derivare dal greco Kakkabe (pernice) e Kakabe
(calderone), dal punico-cartaginese Caccabe (testa di cavallo): presente nello
stemma della città, dal latino Cacabus (pentolone), dall’arabo Kùkum
(vaso-marmitta) e dal siciliano Caccamu (albero di loto).
Facendo riferimento all’etimologia della parola, alcuni studiosi attribuirono ai
Greci la fondazione nel VI o V secolo a.C. Altri invece fanno risalire ai
Cartaginesi le origini di Caccamo quando, nel 480 a.C. ad Himera, sconfitto
Amilcare dai siracusani, un numero sparuto di essi - scampati all’eccidio -
rifugiandosi verso la zona collinare, fondano Kakkabe che più tardi trasforma il
suo nome in Caccamo.
Secondo la leggenda Caccamo non era altro che la mitica Cartagine di Sicilia
fondata da un gruppo di soldati punici sfuggiti alla morte.
Una tesi favolosa che ha trovato qualche riscontro con il rinvenimento di monete
ed armi cartaginesi nella zona, ma che purtroppo non è adeguatamente supportata.
Si dice che una delle tante battaglie si svolse a Cabala località sconosciuta
che si colloca nel Val di Mazara.
Noi sappiamo che a qualche kilometro da Caccamo, sulla strada che conduce al
fiume San Leonardo, esiste una zona che porta ancora oggi il nome di Dionisio
(volgarmente Donisio). Potremmo essere indotti a ritenere che, essendo la
contrada Dionisio molto vicina a Caccamo, Cabala è da identificare con la nostra
città.
A questo punto desideriamo fare una riflessione su una coincidenza: Dionisio,
comandante generale dell’esercito siracusano, si rifugiava spesso nelle Marche
tutte le volte che era costretto a fuggire dall’Isola. E trovava rifugio proprio
presso i Siculi con la mente sempre oppressa dal pensiero di cacciare i
Cartaginesi dalla Sicilia.
Ebbene, sulla riva sinistra del fiume Chienti, in provincia di Macerata esiste
una zona chiamata appunto Caccamo, abitata anticamente dai Siculi, dove Dionisio
reclutava i mercenari.
In prossimità del lago artificiale ottenuto a seguito dello sbarramento del
fiume Chienti, esiste una lapide che recita:
“I Siculi
abitatori della sinistra del Chienti
sin da quattro millenni
avanti era cristiana
Caccamo
chiamarono questa contrada”
Si potrebbe ritenere che Dionisio, in omaggio ai suoi mercenari abbia imposto il
nome di Caccamo sostituendolo al nome cartaginese Cabala, mentre il posto dove
la battaglia ebbe luogo, prese il nome del comandante dell’esercito siracusano.
L’insufficienza di reperti archeologici e la mancanza di altri documenti
probanti, impedisce di scegliere tra l’una e l’altra ipotesi (origine greca o
cartaginese), ma spinge a pensare che Caccamo abbia assunto notevole importanza
a partire dall’alto medio evo.
In questo periodo nella zona è documentata la presenza di diversi insediamenti
religiosi greco-bizantini, pertanto è naturale immaginare una struttura
protettiva sia per i conventi che per le popolazioni gravitanti intorno ad essi.
Questa fortificazione (poi Castello) di parecchio anteriore, non solo è poco
conosciuta, ma non viene neanche segnalata.
I riscontri cronacistici e paleografici, attestanti l’esistenza di Caccamo,
risalgono al periodo arabo-normanno con la citazione del grande geografo e
viaggiatore arabo Edrisi (Quaquabus) e di Ugo Falcando (Caccami oppidum...
optima terra).
Queste documentazioni testimoniano sia l’esistenza del Castello che la presenza
di un nucleo urbano corrispondente ai due quartieri oggi denominati Terravecchia
e Rabbato.
Successivamente Caccamo comincia ad assumere importanza sempre crescente e che
manterrà per oltre sette secoli con il costituirsi dell’ordinamento feudale e
con la dominazione dei normanni tant’è che venne concessa in feudo nel 1094 a
Goffredo de Sageyo condottiero al seguito del conte Ruggero.
Lo svolgimento della vita civile di Caccamo è legato a quello dei suoi prìncipi
che fino al 1812 la governarono con padronanza assoluta, cioè fino a quando non
si abolirono i diritti feudali in Sicilia.
Ottocento anni di storia durante i quali ben oltre 15 nobili famiglie ebbero la
signoria di Caccamo, tra queste citiamo: Sageyo, Bonello, Lavardino, Cicala,
Chiaramonte, Prades, Cabrera, Henriquez, Amato, De Spuches.
Nel suo aspetto civile Caccamo possiede una storia degna di grandi
apprezzamenti, non subisce forti cambiamenti anche quando raggiunge le più alte
vette del benessere e della civiltà.
La situazione odierna è sicuramente molto lontana dall’antico ruolo di primo
piano che la cittadina svolse nella storia della Sicilia.
Sotto il profilo economico Caccamo, possedendo risorse e ricchezze invidiabili,
occupa un posto di privilegio.
Questa buona affermazione nell’economia isolana è stata conseguita grazie alla
laboriosità dei caccamesi.
Il centro medievale è dotato di una vasta piattaforma agricola comprendente 24
ex feudi.
Negli anni 1960/1970 è una cittadina agricola di primissimo ordine, il terreno
vastissimo e molto fertile produce: olio, cereali e legumi; vi si coltivano la
vite, gli agrumi ed il mandorlo.
L’agricoltura e la zootecnica rappresentano le principali risorse economiche
della cittadina, la prima in particolare ha costituito per secoli l’unica fonte
di reddito forgiando una società legata all’antica civiltà contadina di indubbio
interesse culturale. Numerose sono le aziende agricole e le masserie sparse in
tutto il vastissimo territorio.
Ricotta e formaggi vengono preparati con metodi della pastorizia tradizionale e
sono molto apprezzati per la loro genuinità e per l’assenza di additivi chimici.
La lavorazione del legno e del ferro sono stati due settori produttivi
artigianali di maggiore consistenza, basta infatti percorrere le vie del centro
storico o il quartiere di Pizzo Cane o quello di Terravecchia (li consigliamo
anche come angoli e scorci suggestivi da ammirare e fotografare) per notare
balconi in ferro battuto e porte decorate con intarsi.
Le antiche botteghe artigianali del legno si sono trasformate in aziende, altre
in mobilifici di grande rilevanza.
Gli artigiani del ferro, tranne qualche manufatto che è possibile avere ancora
oggi su ordinazione, si sono industrializzati e lavorano anche l’alluminio
anodizzato.
Resiste ancora qualche artigiano che si dedica alla lavorazione di cesti e
panieri in canna e verghe di salice confezionati a mano che produce anche
contenitori in giunco per la conservazione di ricotta e formaggi.
Al popolo di Caccamo può attribuirsi l’appellativo di religiosissimo: ne fanno
testimonianza le numerosissime chiese.
Una statistica dell’arciprete Don Filippo Gallegra del 1736 ci fa conoscere che
su un totale di 5.500 abitanti, si contavano 110 sacerdoti, mentre all’inizio
del secolo Caccamo ne annoverava un centinaio.
A Caccamo fiorirono diversi conventi e monasteri: quello di San Domenico (1487),
di San Francesco fondato nel 1407, della Raccomandata, del Carmine, di San
Benedetto e di Sant’Agostino.
Allo stato attuale sopravvive solo il convento dei Padri Cappuccini, uno dei più
importanti dell’Isola: per il noviziato che raccoglie ed educa alla vita del
chiostro e per la biblioteca ricca di opere che racchiudono la cultura dei
tempi.
Anche le istituzioni civili furono fiorenti: l’Ospedale Civico fondato nel XV
secolo, il monte di pietà nel 1649 e riconosciuto come ente morale dallo Stato
per la funzione di banco del povero, il Collegio di Maria come educandato
femminile dove l’arte del ricamo venne insegnata e sopravvisse in tutta
l’arcaica purezza di forme e di disegni tradizionali.
Ancora oggi resiste la consuentudine femminile di dedicare parte del tempo
libero a questa attività nelle varie sue specialità: tombolo, filet,
chiacchierino ed uncinetto. Attività diffusa a livello casalingo e di fattura
davvero pregevole; sono prodotti che nascono dalla sapiente abilità di molte
donne che credono alle cose belle che devono durare per sempre.
La sua posizione: 50
chilometri da Palermo, su un dente cilindrico occidentale del Monte San Calogero (1326 m),
nella valle del fiume San Leonardo.
Economia oggi: agricoltura (cereali, olive,
mandorle, uva), ortofrutta (carciofi, insalata, broccoletti, ...) agrumi ( arance, mandarini, nettarine, limoni, ...) nella valle di San Giovanni Li Greci, allevamento di bestiame
(bovini, ovini, caprini, equini).
Il monumento più caratteristico in Caccamo è, senza alcun
dubbio, il castello, che torreggia maestoso sopra una roccia pendente. Il
castello è solido e compatto nell'apparenza, in una costruzione fortificata
tipica, con le pareti divisorie continue, in bastioni e nelle mura merlate. Costruito
dai normanni, possibilmente sul luogo di una fortezza preesistente, è stato
alterato nelle varie occasioni. - nel 14° Secolo, nell'età dei Chiaromonte ed ai vari tempi successivi. Le finestre nella facciata e nei balconi sono testimoni ai vari stili storici
ed artistici. E' il castello in cui Matteo Bonelli nel 1160 ha cacciato il re William il Malefico.
Sul quadrato della Chiesa Madre, l'Oratorio con gli stucchi barocchi notevolmente danneggiati dall'umidità, ed il
Monte di Pieta' che in un recente restauro sono tornati agli antichi splendori, e la Chiesa del Purgatorio.
La Chiesa Madre, di San Giorgio, costruita dai normanni 1091, alterata nel 15°Secolo e trasformato nel
16° Secolo, ha
una facciata datata del 1660, che è di notevole maestosità grazie alla natura scenografica nella decorazione e nel rilievo di San Giacomo, di Gaspare Guercio. Il
potente campanile è stato costruito sopra le rovine di una torretta dei Chiaramonte.
La chiesa, con una navata centrale e due navate laterali,
contiene una verniciatura traversa del 15°Secolo, una serie completa di caratteri attribuiti
a Domenico Gagini, la cappella del sacramento e una pittura della vergine con i santi.
La Chiesa medioevale della SS Annunziata, che ha una facciata barocca, possiamo ammirare un quadro di legno intagliato del 18°Secolo, a due
passi la Chiesa della Badia, di San Benedetto, che ha un pavimento fine di maiolica attribuito a Nicolo Sarzana del 18°Secolo e un'inferriata barocca,
maestosa per la galleria degli affreschi inclusi.
Eventi principali: la Castellana di
Caccamo, una rappresentazione in costumi medioevali dei vari signori del
castello, tenuta alla metà di Agosto o nei primi di Settembre.
Escursioni e gite fuori porta: il monte San
Calogero, il bacino idrografico del Lago San Leonardo, le Madonie, le rovine
di Himera, di Cefalu', di Bagheria, i vari monumenti di Palermo, il Duomo di Monreale e di Cefalù.
Monumenti
da visitare
Il Castello
di origine normanna
dell'XI secolo; il Duomo,ossia la chiesa Madre, fondato
dai normanni nel 1090, ampliato nel 1477 e trasformato nel 1614,
custodisce opere di altissimo pregio con la pregevole tela di Matthias
Stomer (1641) e altre opere di Vito D'Anna, Pietro Novelli, Vincenzo La
Barbera, Franceso Laurana, Andrea Mancino, Velasquez, Simone de Wöbrek;
la Chiesa della SS. Annunziata dove una grande tela di Guglielmo
Borremans (1725) sormonta l'altare Maggiore; la chiesa di S.
Benedetto alla Badia (considerata la più bella chiesa di Caccamo,
con il pavimento in mattoni di maiolica con un disegno di Nicolò
Sarzana (XVIII sec.), la chiesa di S. Maria degli Angeli, che è
anche Chiesa delBeato Giovanni
Licciocon all'interno una Madonna con Bambino di Antonello
Gagini.
Chiesa
S. Antonio
Abate
Chiesa S. Benedetto (Badia)
Chiesa S. Maria degli
Angeli, S. Domenico, Beato Giovanni Liccio (Piazza S.Domenico)
Chiesa del Carmine
Chiesa e Convento dei Cappuccini,
Chiesa di S. Rocco
Chiesa di S. Alfonsino o di S. Isidoro
Chiesa S. Nicasio
Chiesa di Nostra Signora di
Visita Poveri
Chiesa dell’Oratorio